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Che sia urgente
1’evangelizzazione ad ogni uomo che è sulla terra, a cominciare
proprio dalla nostra Italia, è costatazione che sta sotto gli occhi di
tutti. Ogni uomo, come figlio, ha il diritto di conoscere il Padre e
così dare il senso e la verità alla propria vita.
E’ il preciso mandato che Gesù ha lasciato ai suoi salendo al cielo e
promettendo la venuta del Consolatore. «Egli vi guiderà alla
verità tutta intera, perché non parlerà di Sé, ma dirà tutto ciò
che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Gv 16, 12-15).
Viviamo in un mondo - almeno quello occidentale - che troppe volte vive
“come se Dio non esistesse”. E questo spiega le follie che attua
ogni giorno. Per me, da parroco e poi da vescovo, far conoscere il Padre
e quindi impostare la vita sull’amore del Padre, è sempre stato il
più grande assillo. Ma come fare perché giunga a tutti la gioia di
essere figli di Dio? Non basta il pulpito di una chiesa o quanti altri
ne creiamo nella vita pastorale.
Il S. Padre ultimamente, con felice espressione, riferendosi alle parole
di Gesù: «predicatelo sui tetti», additava le antenne sui
tetti e quindi tutti i mezzi di comunicazione come via per far giungere
ovunque la Buona Novella... compreso Internet.
All’apparire di questa nuova tecnologia, capace di portare parole e
immagini dovunque c’è 1’uomo, noi ci siamo come “difesi” da
questa nuova via di comunicazione, come sempre. La vedevamo invasa da
troppe voci che sembravano a volte il vomito di satana.
Un giorno - tre anni fa - mi trovavo a Parigi per un incontro riservato
con vescovi dell’Europa, interessati al fenomeno della violenza -
criminale o con la veste politica -. Una sera, un vescovo che conosceva
molto bene il centro di Parigi - 1’Ile de France - ci invitò a
visitarlo. Arrivando a Pigalle, che è la summa dei vizi, confesso che
mi trovai a disagio, anche se ero al riparo in macchina.
Improvvisamente, proprio al centro di Pigalle, il vescovo che ci
accompagnava si fermò e ci invitò a scendere. Confesso che provavo un
senso di colpa a scendere su quella strada. Ma presto la vergogna fece
posto allo stupore. Infatti fummo invitati a visitare un luogo semplice,
intitolato «Bistrot de curé», ossia “1’osteria del parroco”.
Un luogo che era come un’oasi nel deserto. Offriva bevande non
alcoliche e soprattutto silenzio: come un invito all’uomo a ritrovare
se stesso, la propria identità di figlio di Dio e non del mondo. Mi
colpì molto quella coraggiosa “oasi” nel deserto di Pigalle.
Perché non creare anch’io - mi chiesi - un’oasi di silenzio nel
villaggio globale, come è chiamato oggi il nostro mondo delle
comunicazioni?
Ossia creare un sito in Internet, su cui fare correre per il mondo la
Parola di Dio che fa sempre riflettere gli uomini di buona volontà. Ci
sarà ben qualcuno che, viaggiando in questa immensa piazza del mondo,
desideri incontrare una voce che si differenzia da altre, che non sono
neppure voci, in quanto contengono solo il “chiasso” di chi non sa
far altro che distrarti, non concentrarti. La “Parola di Dio” non
ama il chiasso ma il silenzio dell’anima, che vuole essere riempito
della luce della verità.
In un primo tempo c’era nell’aria la meraviglia, se non un disagio
da parte della Chiesa di entrare in Internet. Era avvertito come un
mischiarsi con il fragore offensivo del mondo. Ma Gesù non andava
dovunque, soprattutto 1à dove c’era bisogno della sua Buona Novella,
tra poveri e peccatori? Lo accusavano perché accettava di sedersi a
tavola con peccatori e Lui rispondeva: <<Non sono venuto per
cercare i sani ma i malati>>?
Il mio sito offre ogni settimana una “lettura” del Vangelo della
domenica, in un linguaggio che cerca sempre di essere semplice e
attualizzato.
La mia sorpresa è stata davvero tanta perché, subito, senza ricorrere
ad alcuna formula pubblicitaria, furono più di un centinaio i
visitatori. Una cifra che rappresenta in tutti questi anni 1’affluenza
quotidiana, a volte con numeri inferiori, a volte con “picchi”
impensati.
Fui subito richiesto di accludere nel sito la traduzione inglese, Ciò
che fu fatto. L’operatore che mi dà una mano in tutto questo ha
cercato di sapere, a cominciare dal 1° maggio dello scorso anno, quali
nazioni e continenti raggiungeva la Parola di Dio. Ed è stupefacente
scoprire che arriva fino ai confini della terra. Questo rende attuale
quanto il Santo Padre ultimamente affermò: «Predicatelo dai tetti»;
ossia cercate le tante vie di comunicazione che non conoscono confini.
Suscita in me enorme stupore anche solo immaginare che uno in Tailandia
o in Brasile o in Giappone o in Messico abbia fatto sosta in quello che
ho sempre considerato il «Bistrot de curé» e mi abbia letto.
Come due amici seduti su una panchina, in disparte, nella grande piazza
del villaggio globale, a ritrovare serenità, come fece Gesù con i due
discepoli di Emmaus.
ANTONIO RIBOLDI
Vescovo Emerito di ACERRA |