PRESBYTERI

Rivista di spiritualità pastorale

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NUOVA EVANGELIZZAZIONE NELLA SOCIETA’ GLOBALIZZATA

 

TESTIMONIANZA

 

Predicare dai tetti
ANTONIO RIBOLDI

 

Che sia urgente 1’evangelizzazione ad ogni uomo che è sulla terra, a cominciare proprio dalla nostra Italia, è costatazione che sta sotto gli occhi di tutti. Ogni uomo, come figlio, ha il diritto di conoscere il Padre e così dare il senso e la verità alla propria vita.
E’ il preciso mandato che Gesù ha lasciato ai suoi salendo al cielo e promettendo la venuta del Consolatore. «Egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà di Sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Gv 16, 12-15).
Viviamo in un mondo - almeno quello occidentale - che troppe volte vive “come se Dio non esistesse”. E questo spiega le follie che attua ogni giorno. Per me, da parroco e poi da vescovo, far conoscere il Padre e quindi impostare la vita sull’amore del Padre, è sempre stato il più grande assillo. Ma come fare perché giunga a tutti la gioia di essere figli di Dio? Non basta il pulpito di una chiesa o quanti altri ne creiamo nella vita pastorale.
Il S. Padre ultimamente, con felice espressione, riferendosi alle parole di Gesù: «predicatelo sui tetti», additava le antenne sui tetti e quindi tutti i mezzi di comunicazione come via per far giungere ovunque la Buona Novella... compreso Internet.
All’apparire di questa nuova tecnologia, capace di portare parole e immagini dovunque c’è 1’uomo, noi ci siamo come “difesi” da questa nuova via di comunicazione, come sempre. La vedevamo invasa da troppe voci che sembravano a volte il vomito di satana.
Un giorno - tre anni fa - mi trovavo a Parigi per un incontro riservato con vescovi dell’Europa, interessati al fenomeno della violenza - criminale o con la veste politica -. Una sera, un vescovo che conosceva molto bene il centro di Parigi - 1’Ile de France - ci invitò a visitarlo. Arrivando a Pigalle, che è la summa dei vizi, confesso che mi trovai a disagio, anche se ero al riparo in macchina. Improvvisamente, proprio al centro di Pigalle, il vescovo che ci accompagnava si fermò e ci invitò a scendere. Confesso che provavo un senso di colpa a scendere su quella strada. Ma presto la vergogna fece posto allo stupore. Infatti fummo invitati a visitare un luogo semplice, intitolato «Bistrot de curé», ossia “1’osteria del parroco”. Un luogo che era come un’oasi nel deserto. Offriva bevande non alcoliche e soprattutto silenzio: come un invito all’uomo a ritrovare se stesso, la propria identità di figlio di Dio e non del mondo. Mi colpì molto quella coraggiosa “oasi” nel deserto di Pigalle.
Perché non creare anch’io - mi chiesi - un’oasi di silenzio nel villaggio globale, come è chiamato oggi il nostro mondo delle comunicazioni?
Ossia creare un sito in Internet, su cui fare correre per il mondo la Parola di Dio che fa sempre riflettere gli uomini di buona volontà. Ci sarà ben qualcuno che, viaggiando in questa immensa piazza del mondo, desideri incontrare una voce che si differenzia da altre, che non sono neppure voci, in quanto contengono solo il “chiasso” di chi non sa far altro che distrarti, non concentrarti. La “Parola di Dio” non ama il chiasso ma il silenzio dell’anima, che vuole essere riempito della luce della verità.
In un primo tempo c’era nell’aria la meraviglia, se non un disagio da parte della Chiesa di entrare in Internet. Era avvertito come un mischiarsi con il fragore offensivo del mondo. Ma Gesù non andava dovunque, soprattutto 1à dove c’era bisogno della sua Buona Novella, tra poveri e peccatori? Lo accusavano perché accettava di sedersi a tavola con peccatori e Lui rispondeva: <<Non sono venuto per cercare i sani ma i malati>>?
Il mio sito offre ogni settimana una “lettura” del Vangelo della domenica, in un linguaggio che cerca sempre di essere semplice e attualizzato.
La mia sorpresa è stata davvero tanta perché, subito, senza ricorrere ad alcuna formula pubblicitaria, furono più di un centinaio i visitatori. Una cifra che rappresenta in tutti questi anni 1’affluenza quotidiana, a volte con numeri inferiori, a volte con “picchi” impensati.
Fui subito richiesto di accludere nel sito la traduzione inglese, Ciò che fu fatto. L’operatore che mi dà una mano in tutto questo ha cercato di sapere, a cominciare dal 1° maggio dello scorso anno, quali nazioni e continenti raggiungeva la Parola di Dio. Ed è stupefacente scoprire che arriva fino ai confini della terra. Questo rende attuale quanto il Santo Padre ultimamente affermò: «Predicatelo dai tetti»; ossia cercate le tante vie di comunicazione che non conoscono confini.
Suscita in me enorme stupore anche solo immaginare che uno in Tailandia o in Brasile o in Giappone o in Messico abbia fatto sosta in quello che ho sempre considerato il «Bistrot de curé» e mi abbia letto. Come due amici seduti su una panchina, in disparte, nella grande piazza del villaggio globale, a ritrovare serenità, come fece Gesù con i due discepoli di Emmaus.

 

ANTONIO RIBOLDI
Vescovo Emerito di ACERRA