Carissimo/a

scrivere una lettera personale ad un giovane o ad una giovane, credo sia un gesto che da solo dica l’amore e la fiducia che si ha verso di lui.

Sono tanti anni che vivo con te: ti ho visto nascere e crescere, e giustamente mi considero "un compagno della tua vita". Una vita, almeno dal punto di vista materiale, territoriale, sociale che non ti ha offerto spunti di speranza, anzi…A volte ha avuto la tentazione di rifugiarti nella solitudine e nel rifiuto di tutti e di tutto, pur conservando nel cuore la certezza che ci deve essere motivo di gioia, senso di vita, via alla vita.

Comprendi benissimo che non si può accettare di vivere in solitudine e senza sapere "perché" e "per chi" si vive. Non si può accettare di vivere disprezzando la stessa vita come fosse dispetto e non un dono.

Rimane la voglia di CERCARE

-perché chi non cerca è ormai sazio, che non sa andare al di là dei bordi "del proprio praticello";

-perché chi cerca sente il bisogno di cercare persino quando ha già trovato.

Infatti qualunque cosa, qualunque persona, e anzitutto Dio hanno sempre orizzonti da svelare. E ancora è bello cercare.

Il giovane che cerca, incrocia Gesù sulla strada di Emmaus, come avvenne per i due discepoli pieni di paura dopo la sua crocifissione.

Sai con quanta passione ti stimo, ti voglio veramente bene, e conosco la tua voglia di conoscere grandi orizzonti di vera vita.

Oggi abbiamo voluto fare festa proprio qui, alla "Pretura" che è il luogo di ritrovo e di compagnia per dirti non mi sei estraneo. Anzi considero un mio preciso dovere dirti che ti sono vicino: sono lì dove tu sei, magari senza essere riconosciuto come avvenne per i due discepoli di Emmaus.

Ti domando semplicemente:

-cosa posso fare, o cosa può fare la nostra Chiesa, per rendere concreto questo esserti vicino ed aiutarti a crescere, nel pieno rispetto della tua libertà?

-Cosa posso fare, o cosa può fare la nostra Chiesa, per dare spazio alla tua voce, ai tuoi desideri?

Gesù, alla fine del viaggio di Emmaus, si fece riconoscere e desiderare con lo "spezzare il pane", dopo che i due lo avevano pregato di restare con loro: "resta con noi, si fa sera".

Qual è questo pane che la Chiesa può spezzare per farti conoscere in Gesù la gioia di una vita che è bella se conosciuta e vissuta nella sua verità?

Mi faresti un grande dono di qualche tua riflessione o suggerimento.

E’ un segno che l’amicizia è reciproca.

Per ora ti dico grazie. E ti dico con sincerità che ti voglio veramente bene. E tu lo sai.

AMARE E’ USCIRE DA SE’

PER ANDARE VERSO L’ALTRO.

Con abbraccio…

Antonio Vescovo

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